La fascinazione dell’uomo-artista verso la classicità e il suo intrinseco erotismo porta Elegie romane
a essere un tassello fondamentale nell’opera di Goethe. Originariamente intitolato Erotica Romana, nelle ventiquattro poesie tradotte da Luigi Pirandello troviamo la natura primigenia che si ispira a quella di Catullo, Tibullo e Properzio; il pellegrinaggio per Roma e le sue adultere atmosfere erotiche. Un viaggio nel piacere in aperto contrasto con il rigore dell’educazione tedesca, dove l’autore incontra eros e cultura all’unisono senza mai scindere le due parti. Una città che non fa solo da sfondo ma si rende protagonista con la sua storia, trascinando l’autore al suo interno e fondendo inestricabilmente il desiderio carnale che rende Roma una creatura colma di pathos, viva e “scandalosa” amante.
Johann Wolfgang Goethe
(Francoforte sul Meno, 1749 – Weimar, 1832) è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, filosofo e umanista. Affascinato dal mondo classico che lui vedeva come “fusione tra natura e cultura”, i viaggi europei, in particolare a Roma, hanno radicalmente influenzato i suoi lavori. Tra le opere più celebri menzioniamo il magnum opus Faust
(1772 – 1832) e il romanzo epistolare I dolori del giovane Werther
(1774). Quest’ultimo, simbolo del movimento dello Sturm und Drang, lo fece diventare in breve tempo il maggiore protagonista della letteratura tedesca. Nel 1809 pubblicò Le affinità elettive. Visse gli ultimi anni in isolamento a Weimar e la sua prolifica presenza artistica fu spenta solo dalla morte.