La via del rifugio
racchiude la complessità di un mondo post-romanticismo che ha perso ogni possibilità di fraintendimento: desolato e banale, il giorno si apre al prossimo con imperterrita ripetizione. L’umanità, ormai distratta, non ascolta e ha perso la strada. Non solo, questa via di redenzione e speranza non è più permesso cercarla in una realtà stanca e rassegnata. L’autore ci immerge in una società costituita di arida abitudine, nella quale la continua e incessante reiterazione dei giorni ha inasprito i cuori e il desiderio. Il poeta ne canta la triste replica senza soluzione, ma è egli stesso, con le sue parole, che può resistere a questo inasprimento nel tentativo di dipingerlo e dargli corpo. Percepisce e vive il decadimento, che è proprio dell’esistenza, ricercando l’oro in un trascorso che, come tale, non esiste più. Sconfitta e abbattimento, a patto di esserne consapevoli. Il crepuscolarismo di Gozzano colpisce e disarma laddove nel passato che egli mitizza vi è il contemporaneo che può trovare un presente ancor vero.
Guido Gozzano
(Torino, 1883 – 1916) è stato un poeta e scrittore italiano. Di origini alto-borghesi, si avvicinò al mondo letterario conoscendo scrittori tra cui Massimo Bontempelli, Giovanni Cena e Francesco Patonchi e con questi fondò il gruppo dei crepuscolari torinesi. La sua salute cagionevole lo portò ad affrontare diversi viaggi e quindi all’incontro che segnò profondamente la sua carriera, quello con la poeta Amalia Guglielminetti. Nel 1907 pubblicò La via del rifugio
e nel 1911 I colloqui, sillogi che con la loro mappa esistenzialista attraversano le vicende dell’autore e lo impongono come preziosa presenza artistica a livello nazionale. Morì a Torino a soli trentadue anni il 9 agosto 1916.