Lirica - Annie Vivanti

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Lirica, esordio letterario, è l’esempio portante dell’eccentricità di Annie Vivanti, laddove la fusione di realtà e parvenze determinò la vita e l’opera della poeta. Un “eterno Aprile” per questa cittadina del mondo, nata e cresciuta a diretto contatto con gli ambienti inglese, italiano, tedesco e americano dai quali assimilò le diverse componenti culturali e spirituali, filtrandole attraverso un latinismo dai tratti unici. Sentimentale e pragmatica all’unisono, come un prisma dai mille bagliori, Vivanti comprese la sua natura indomita lasciando che le parole si facessero timbro di un continuo rinnovo espresso alla luce della sua giovinezza, senza mai intaccarne lo spirito. Un’attrice delle lettere che non ammise repliche, trasformando la propria essenza in una vera e distinta lirica dove il ricordo è l’attimo presente e mai un verso nostalgico, protagonista eterna del momento.

Annie Vivanti (Norwood, 1866 – Torino, 1942) è stata una scrittrice e poeta che operò nell’ambito di varie culture e Paesi. Cresciuta tra l’Italia, l’Inghilterra, la Svizzera e gli Stati Uniti, dopo una prima esperienza teatrale esordì nel mondo letterario con la silloge Lirica, per cui Giosuè Carducci scrisse prefazione e nota. Arrivò al successo con i suoi romanzi, tra i quali menzioniamo Circe (1912), Vae victis! (1917), Naja tripudians (1920) e Mea culpa (1927). Si cimentò in numerosi campi, relegando la poesia a una fase puramente giovanile. Il suo impegno politico e sociale e la sua pungente ironia sono gli elementi che contraddistinguono le opere citate, mai ripetitive e in perenne accordo con la sua natura sfaccettata.
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